Gravidanze non desiderate nei paesi in via di sviluppo: 51 milioni ogni anno

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Gravidanze non desiderate nei paesi in via di sviluppo: 51 milioni ogni anno

Messaggio  Domsky il Mer Ott 01, 2008 9:41 am

Sono bambini destinati a non nascere perché non voluti o non curati, a morire poco dopo essere venuti al mondo di malattie o mancanza di cibo, medicine, riparo. Molte volte finiscono per portarsi via anche la vita della madre, colpevole di essere troppo povera o troppo debole per decidere quando e soprattutto se è il tempo di avere quel figlio. Un rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale (clicca qui per il download) in occasione della giornata della popolazione fissa a 51 milioni all’anno il numero di gravidanze indesiderate nei paesi in via di sviluppo, dove le donne non hanno accesso a metodi contraccettivi. Altri 25 milioni sono quelle dovute all’uso errato dei sistemi di controllo delle nascite.

Nonostante a livello mondiale il tasso di fertilità sia in declino, in alcune aree del mondo come l’Africa subsahariana, si mantiene su percentuali elevate: circa 5,2 figli per donna. A questo ritmo entro 28 anni la popolazione del continente sarà raddoppiata. Queste madri inconsapevoli sono spesso giovanissime, rimangono incinte troppo presto e troppo di frequente, con un pericolo altissimo di soffrire di complicazioni o dare alla luce bimbi malati. Le teen ager vengono anche assistite meno durante la gravidanza, denuncia il rapporto, e queste le espone a un rischio doppio di morte durante il parto.

A più di 122 milioni di donne nei paesi poveri è negato per motivi di costi o educazione l’accesso agli anticoncezionali e l’unica via d’uscita da una situazione difficilissima, per molte di loro è l’aborto. Ma mentre il numero di interruzioni di gravidanza è in calo, cresce quello degli interventi abusivi o insicuri, che sono circa 20 milioni all’anno, un quarto dei quali su ragazze tra i 15 e i 19 anni. Oltre la metà degli aborti nei paesi poveri vengono effettuati senza nessuna cautela sanitaria, provocando danni anche permanenti a circa 5,3 milioni di donne ogni anno. Sessantottomila perdono la propria vita nel tentativo di strappare dal ventre quella a cui non hanno potuto opporsi.

“È semplicemente tragico che così tanti leader dei paesi poveri e i donatori internazionali abbiano trascurato i programmi per accrescere la salute delle donne in età fertile, soprattutto in un momento in cui la crisi del cibo e il cambiamento climatico fanno diventare centrale la questione della sovrappopolazione”, commenta Joy Phumaphi, vicepresidente per lo sviluppo umano della Banca mondiale ed ex ministro della sanità del Botswana. “Garantire l’accesso ai metodi contraccettivi e alla pianificazione familiare contribuisce a rafforzare la crescita economica di un paese, riducendo il tasso di natalità che è spesso causa di povertà endemica”. La strada migliore - osserva il rapporto - è quello di assicurare alle bambine la possibilità di andare a scuola. Anche nei paesi in via di sviluppo, infatti, le donne con un livello più elevato di educazione hanno un tasso inferiore di fertilità, ma è necessario anche uno sforzo finanziario: se si fornisse anticoncezionali a 137 milioni di donne che non hanno la possibilità di procurarseli, il numero di morti durante il parto calerebbe del 25-35 per cento.

Franca Roiatti

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